VENETO: necessario cambiare il sistema delle rette nelle case di riposo per i Comuni
Oggi nel calcolo dell'Isee non rientrano la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento
Redazione Online
03/04/2026

"Una mozione in consiglio regionale del Veneto per chiedere alla giunta interventi sul sistema delle rette nelle case di riposo e nelle strutture per persone con disabilità. L’ho depositata per chiedere alla giunta un percorso condiviso sul sistema delle rette nelle case di riposo e nelle strutture per persone con disabilità. I costi di gestione crescono, i Comuni non riescono a coprire la compartecipazione e le famiglie faticano a reggere.Tra le richieste: monitoraggio, confronto con ANCI e associazioni delle famiglie, azione verso Governo e Parlamento. In qualità di ex sindaco di Monselice conosco bene la situazione dei Comuni". Lo scrive in una nota Giorgia Bedin, consigliera regionale di Lega-Liga Veneta a palazzo Ferro-Fini.

"La mozione, - spiega Bedin -, punta a riequilibrare un meccanismo sotto pressione per l'aumento dei costi di gestione, trainato dal rincaro dell'energia, dei generi alimentari, dall'inflazione e dai rinnovi contrattuali. A pesare sui Comuni è anche il criterio di compartecipazione alla quota sociale delle rette: l'Isee è l'unico parametro ammesso dalla normativa nazionale per stabilire quanto paga l'utente e quanto l'ente locale. Tutto ciò determina a cascata l'adeguamento delle rette di rilievo sociale, con evidenti ricadute sui bilanci comunali. Nel calcolo dell'Isee, infatti, non rientrano la pensione di invalidità e l'indennità di accompagnamento, escluse dalla legge in quanto erogate dallo Stato per la cura della persona. Di conseguenza, anche chi percepisce queste provvidenze può risultare con un indicatore molto basso o pari a zero: il Comune, a quel punto, si accolla quasi interamente la quota sociale. E se le rette salgono, la compartecipazione comunale sale con esse. La stessa ANCI, ha segnalato più volte la necessità di rafforzare il sostegno pubblico a carico dei Comuni per non mettere a rischio la tenuta del sistema".

"Anche la giurisprudenza amministrativa consolidata - puntualizza Bedin - ha ribadito che la compartecipazione degli utenti deve essere calcolata esclusivamente sulla base dell'Isee, parametro qualificato come livello essenziale delle prestazioni. I Comuni che hanno provato a introdurre criteri aggiuntivi con propri regolamenti hanno poi perso i ricorsi. Un vincolo che, se da un lato tutela gli assistiti, dall'altro comprime la capacità degli enti locali di gestire la spesa, rischiando di compromettere le altre politiche sociali sul territorio. La mozione impegna la giunta regionale su più fronti: monitorare l'impatto economico sui bilanci comunali; proseguire il confronto con ANCI, enti del Terzo settore accreditati e associazioni delle famiglie, anche riprendendo i lavori del Tavolo interistituzionale per arrivare a un tariffario regionale omogeneo e alla definizione di una quota di costi di assistenza recuperabile fiscalmente dagli utenti; valutare strumenti che alleggeriscano l'onere finanziario sui Comuni trasferendolo a carico dello Stato e farsi parte attiva, insieme alle altre Regioni, nei confronti del Governo e del Parlamento. Il documento chiede anche di rivedere il fabbisogno di posti letto e di ripensare la filiera dei servizi abitativi, valorizzando soluzioni più leggere come "Dopo di Noi", "Vita Indipendente" e PNRR".


Notizie correlate