DIOCESI: messaggio del Vescovo per la festa di Pasqua
"Più densa è l’oscurità, più pesante è la paura, più luminose e piene di consolazione saranno la luce e la gioia che l’amore fedele di Dio farà sperimentare a chi si affida a Lui"
“Davvero era necessario il peccato di Adamo, che è stato distrutto con la morte del Cristo! Felice colpa, che meritò di avere un così grande redentore!”. In tutte le nostre chiese, nella prossima veglia pasquale, saranno proclamate o cantate queste antichissime parole contenute nel cosiddetto “Preconio” pasquale o “Exsultet”.
Devo confessare che se non me le facesse proclamare la liturgia, difficilmente mi verrebbero in mente frasi come queste. E tuttavia proprio la liturgia che le mette sulle nostre labbra, ci indica la via giusta: la via della fede e della speranza che nascono dall’amore incondizionato di Dio per l’umanità, per ciascuno di noi. Un amore che ci precede, ci accompagna e mai ci abbandona. Un amore che non si rassegna alle nostre cadute e ai nostri rifiuti, ma “inventa” forme nuove e sorprendenti per raggiungerci e renderci partecipi della vita e della gioia che nascono da esso. E l’“invenzione” più sorprendente è stata l’Incarnazione e la Pasqua del suo Figlio eterno fatto uomo.
Stiamo faticosamente uscendo da una pandemia che ci ha sfiancati e ha messo a dura prova non solo la nostra salute fisica, ma anche le nostre relazioni personali e comunitarie, la vita civile, sociale ed economica. Ed ecco che ci troviamo ad assistere, quasi impotenti, ad una guerra che non credevamo mai più possibile. Una guerra assurda e incomprensibile in cui, ancora una volta, Caino colpisce a morte il fratello.
Che cosa ci dice, in questa situazione, la Pasqua di morte e di risurrezione? Non credo che ci possano essere messaggi facilmente rassicuranti. La Pasqua chiama con grande chiarezza il male con il suo nome: sia il male fisico, sia - più ancora - quello morale e spirituale, cioè il peccato. Ci dice che Dio stesso - nel Figlio eterno fatto carne - si è impegnato in una lotta, corpo a corpo, con questo male. Apparentemente ne è uscito sconfitto. In realtà, la sua è stata una lotta vittoriosa, in cui l’amore di Dio (un amore che si dona fino a dare la vita) si è rivelato più potente e vitale di ogni male e di ogni peccato: “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”.
Più densa è l’oscurità, più pesante è la paura, più luminose e piene di consolazione saranno la luce e la gioia che l’amore fedele di Dio farà sperimentare a chi si affida a Lui. La nostra fede pasquale ci dice che questa non è una semplice fantasia o una proiezione dei nostri desideri, ma è già una realtà che si è attuata nella vicenda storica di Gesù di Nazareth: il male e la morte non hanno potuto tenerlo in loro potere; l’amore fedele del Padre ha strappato il suo corpo dal sepolcro e l’ha costituito nella pienezza della vita divina.
Celebrando con fede la Pasqua, affermiamo la nostra certezza che questo esito di vita nuova e piena lo sperimenteremo anche noi. Certamente nel momento della venuta gloriosa di Gesù risorto (come diciamo nella liturgia), ma anche già ora, in quel pellegrinaggio che è la nostra vita terrena. Lo sperimenteremo di fronte alle malattie e alle tribolazioni della nostra vita fisica; ma potremo sperimentarlo anche di fronte alle divisioni, all’odio e alla violenza che spesso incontriamo nei rapporti umani, tra persone, tra gruppi e tra nazioni.
La potenza e la forza dell’amore che si prende cura del prossimo, che percorre strade di riconciliazione e di perdono, che offre la vita come ha fatto Gesù, potranno apparire deboli e destinate alla sconfitta, ma in realtà avranno l’ultima parola.
Alla luce di questa certezza della nostra fede invio questo messaggio pasquale, augurando a ciascuno di voi, cari fratelli e sorelle, che questa speranza rimanga viva e forte nella vita di ognuno e sia capace di illuminare il momento presente della vita personale e della vita della nostra società. Assicurando a ciascuno di voi il mio ricordo nella preghiera, vi accompagno con la mia benedizione.
+ Corrado, vescovo
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