
Il Presidente Mattarella sottolinea l'importanza dell'editoria italiana, ma i dati rivelano una crisi: troppe novità librarie (oltre 70mila l'anno) a fronte di un calo di lettori. Tra le cause la sovrapproduzione di titoli. L'allarme di Loredana Lipperini e alcune possibili soluzioni per il futuro del libro in Italia.
Oltre 70mila novità ogni anno e 160 milioni di libri acquistati in un anno. Sono alcuni dei dati che il Presidente Sergio Mattarella ha richiamato al recente incontro con l'Aie, l'associazione di categoria degli editori italiani, che copre circa il 90 per cento del mercato del libro in Italia (anche L’Azione dal 2014 è casa editrice). L’incontro ha avuto il merito di accendere nuovamente i riflettori sul settore e Mattarella ha ribadito il ruolo cruciale dell’editoria italiana, la sesta a livello mondiale.
L'importanza dell'editoria italiana nelle parole di Mattarella
«L’editoria raffigura la libertà di espressione; postula la difesa del diritto d’autore» ha affermato il Presidente, che ha poi ribadito «la vicinanza e il sostegno da parte delle istituzioni nella consapevolezza di quanto sia importante per il tessuto del nostro Paese la diffusione del libro». Proprio oggi, nel tempo dei messaggini e dei cellulari, è importante leggere libri, perché la comunicazione passa per frasi contratte e per simboli, con il conseguente rischio di «liofilizzare le parole» ed impedire «al pensiero di esprimersi compiutamente, con tutta la ricchezza espressiva che può trasmettere e può diffondere».
«Proprio questo pericolo di sterilizzare il pensiero – sono ancora parole di Mattarella – sottolinea, ribadisce, riafferma l’importanza del libro come elemento di stimolo all’apprezzare, acquisire e far propria una vera, compiuta capacità espressiva».
L'elefante nella stanza: la crisi dell'editoria
Impossibile non essere d’accordo con l’incoraggiamento all’editoria da parte del Presidente. Tuttavia, bisogna riconoscere che un numero elevato di libri non è automaticamente indice di crescita culturale. Bisogna vedere cosa si pubblica... e, ancora di più, cosa e quanto si legge. Tralasciando la questione (che a qualcuno potrebbe apparire «moralistica») dei contenuti che vengono veicolati dai libri pubblicati, un’invasione di novità librarie (si stimano 100mila titoli per il 2025!) pone seri interrogativi dal punto di vista della semplice sostenibilità economica. Oltre che di visibilità nelle librerie!
Uno sguardo preoccupato (ma realistico) sull’editoria italiana è quello che viene restituito da un brillante articolo di Loredana Lipperini: «Più libri, meno lettori: come muore l’editoria italiana». Senza giri di parole, l’autrice mostra «l’elefante nella stanza», cioè la crisi dell'editoria italiana che sta affrontando un serio calo di lettori. «Tra gennaio e ottobre 2024 – segnala Lipperini – si sono vendute un milione e 700mila copie in meno rispetto allo stesso periodo del 2023». Molti dei libri pubblicati non vendono o vendono pochissimo: «Il 30 per cento dei libri pubblicati non vende una copia o al massimo ne vende una». Ciò vale soprattutto per i piccoli editori che hanno minori capacità di investimento e minore visibilità. La spirale della sovrapproduzione, poi, si intreccia con il meccanismo delle rese: gli editori stampano continuamente per compensare i resi, innescando una specie di «bolla». Un altro serio problema riguarda gli autori: influenzati dai social, si illudono e faticano ad accettare il mancato successo dei propri libri. Gli esordienti sono in aumento (oggi è molto semplice scrivere un libro e pubblicarlo) e molti vengono presto dimenticati se non «performano» subito. Il vero problema, però, è che gli italiani leggono poco. Le cause sono diverse: mancanza di tempo, costo elevato dei libri, preferenza accordata ai contenuti online, sfiducia – ahimè – verso il mondo dell'editoria. Non ultimo, «il fatto che la lettura viene sminuita, così come la cultura tutta, in quanto non utile».
Possibili soluzioni per l'editoria
Quali le soluzioni? Se si continua con l'attuale sovrapproduzione e la corsa al bestseller, il sistema dell’editoria rischia l’implosione. Lipperini suggerisce agli autori (esordienti o meno) di scrivere per passione e di ridimensionare le aspettative e chiede di dare più spazio alla critica di professione (e quindi meno ai social). Quello che serve, anche in questo caso, è una visione d’insieme (della cultura e anche dell’editoria) del nostro Paese per arrivare a delle scelte concrete. Tuttavia, molto possono fare anche gli editori (e i lettori) nella misura in cui sapranno premiare la qualità: forse anche in questo caso, «less is better» («meno è meglio»).
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