
Il presidente della giunta regionale del Veneto, Alberto Stefani, è intervenuto il 3 febbraio nell’aula consiliare di palazzo Ferro Fini a Venezia, per fare il punto sul percorso verso l’autonomia differenziata del Veneto, in attuazione dell’art. 116, terzo comma, della Costituzione.
Stefani, già relatore del disegno di legge Autonomia alla Camera e titolare della delega a trattare con il Governo, nella sua relazione, è entrato nel merito delle quattro materie oggetto della pre-intesa siglata dal ministero di Roberto Calderoli con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria: tutela della salute (Lep), protezione civile, professioni non ordinistiche e previdenza complementare e integrativa (non Lep).
Dopo la discussione generale e le dichiarazioni di voto da parte dei consiglieri regionali, sono state votate le mozioni n. 35 e 36 in materia di autonomia differenziata.
Nello specifico, è stata approvata, con 32 voti favorevoli e 2 contrari (15 consiglieri non hanno partecipato al voto), la mozione n. 35, di cui è primo firmatario il consigliere Riccardo Barbisan (capogruppo Lega- LV), "Attribuzione alla Regione del Veneto di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, ai sensi dell'art. 116, terzo comma, della Costituzione. Rinnovo del mandato al presidente della giunta regionale alla prosecuzione del negoziato con il governo della Repubblica italiana".
Respinta, invece, con 35 voti contrari, la mozione n. 36, di cui è primo firmatario il capogruppo Dem Giovanni Manildo, "Autonomia differenziata del Veneto: il Presidente della Giunta regionale garantisca la più ampia partecipazione del Consiglio regionale nella definizione dei contenuti".
Il presidente della giunta regionale si è soffermato su ciascuna delle materie oggetto della pre-intesa, a iniziare dalla "tutela della salute pubblica. Possiamo impiegare i risparmi del Fondo sanitario nazionale e reinvestirli in Veneto: stiamo parlando di oltre 17 milioni di euro. Potremmo fare investimenti in edilizia sanitaria, creare enti intermedi, specialistici per quanto riguarda le attività ad alta standardizzazione, che permetterebbero alle regioni virtuose di fare risparmi di spesa. E serve l’integrazione strutturale dei Fondi integrativi sanitari".
Stefani ha poi affrontato la materia della protezione civile, mettendo in evidenza che "con l’autonomia differenziata, si darebbe la possibilità al presidente della Regione di diventare commissario per le emergenze, in caso di emergenze nazionali".
Stefani ha concluso la sua relazione ricordando "la possibilità della Regione del Veneto di avvalersi, fin da subito, della facoltà di autonomia orizzontale. Ovvero, con una legge regionale, il Veneto, nelle materie di sua competenza, può concludere accordi con altri Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato".
Manildo: no a deleghe in bianco
"Siamo un’opposizione costruttiva, che non dice "no" a priori, ma che non può essere d’accordo sul concedere al presidente Stefani una delega in bianco per l’autonomia differenziata - ha detto Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico -. Siamo invece per un approfondimento e una condivisione del percorso, nel rispetto delle prerogative del consiglio e delle diversità partitiche". Auspichiamo che il nuovo Consiglio regionale abbia la possibilità di fare il bene dei territori assumendo funzioni che concretamente portino dei vantaggi ai territori stessi. Vogliamo e chiediamo concretezza, desideriamo che l’iniziativa della Regione sia corroborata da una adeguata istruttoria.”
Morosin: minacciamo la disobbedienza fiscale
"Come indipendentista, mi accorgo di come il percorso verso l’autonomia non risponda alle esigenze dei cittadini, alla luce degli esiti del referendum dell’ottobre del 2017", ha detto Alessio Morosin (Lega Veneta Repubblica). "Stefani deve mettere sul tavolo una minaccia legale di disobbedienza fiscale, nonché la prospettiva di una fusione del Veneto a statuto ordinario con il Friuli-Venezia Giulia, regione a statuto speciale".
Szumski: veneti disillusi
Riccardo Szumski (Szumski Resistere Veneto) si è fatto portatore della "disillusione dei veneti rispetto agli esiti del referendum del 2017. Lo Stato è un nemico: serve mobilitare i cittadini. Dobbiamo ottenere le risorse, a iniziare da quelle sanitarie. Non ci accontentiamo dei rimasugli della legge Calderoli".
Ostianel: delle 23 materie chieste a Roma e dei 9/10 del residuo fiscale non è rimasto niente
"In aula abbiamo visto in azione il governo dei due presidenti, che si passano una fiaccola ormai spenta, quella dell’autonomia. Perché è tempo di dire la verità ai veneti: delle 23 materie chieste a Roma e dei 9/10 del residuo fiscale non è rimasto niente e a continuare a sbandierare il feticcio leghista dell’autonomia differenziata noi non ci stiamo". È quanto dichiara Elena Ostanel, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, a margine del Consiglio sul voto per la delega sulla trattativa sull’autonomia.
Cunegato: da 37 anni lo slogan "autonomia subito"
La Lega "ripete lo slogan "autonomia subito" dal 1989, un 'subito' che dura da 37 anni. Nel frattempo, quel soggetto politico ha cambiato pelle: da autonomista a indipendentista, fino alla mutazione genetica salviniana che ha espulso il Nord... Hanno governato quattro volte con Berlusconi, poi con Conte, Draghi e ora con Meloni: il governo dell'"autonomia subito" ha scelto il Ponte sullo Stretto e Roma Capitale". Sono le parole di Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in consiglio regionale. "La delega del 2017 - ha ricordato il capogruppo - prevedeva che Zaia trattasse le 23 materie per trattenere i 9 decimi delle tasse. Ebbene, quella trattativa è fallita. Oggi il presidente Stefani ha chiesto al consiglio regionale il mandato per firmare un'intesa su quattro materie, rivendicando 17 milioni che il Veneto potrebbe ricavare per la sanità: lo 0,14% della spesa sanitaria egionale, meno dello 0,1% del bilancio. Briciole, altro che il 90% delle tasse dei veneti. Se fossi un consigliere della Lega, voterei contro: non si può votare la delega a Zaia del 2017, che chiedeva tutto, e votare anche questa, che si accontenta del nulla".







