
"Ho un desiderio: che i nuovi direttori generali diventino veri e propri "sindaci della sanità", vicini alla gente e attenti ai loro territori". Così il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha riassunto la mission dei nuovi direttori generali della sanità veneta, presentandoli alla stampa.
L'indicazione del governatore ha avuto subito uno sviluppo concreto. Stefani e i manager hanno infatti firmato di fronte ai giornalisti un documento programmatico dal titolo "Patto con i sindaci della Sanità", che si compone di dieci punti su tutti i principali aspetti della futura gestione. "A questi ne aggiungo io un undicesimo - ha precisato Stefani -: essere sempre in mezzo alla gente e dare ascolto costante ai cittadini".
Ecco i dieci punti:
- promozione, rafforzamento e valorizzazione dei progetti di telemedicina e teleconsulto;
- promozione di strategie di rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni specialistiche;
- potenziamento del rapporto ospedale-territorio per una presa in carico globale del paziente;
- monitoraggio dell’attivazione e del funzionamento delle Case di Comunità;
- adesione, promozione e monitoraggio del progetto PNRR "Casa come primo luogo di cura" attivando percorsi di assistenza domiciliare integrata e assistenza domiciliare integrata medica;
- individuazione di progetti di prevenzione delle cronicità, favorendo l’apertura e l’adesione alle "Palestre della salute" e promuovendo giornate dedicate agli screening;
promozione di campagne di informazione territoriali sul funzionamento e attivazione dei percorsi di telemedicina;
- avviamento, rafforzamento e valorizzazione di progetti per l’umanizzazione delle cure, di presa in carico del paziente oncologico con particolare attenzione ai terminali e alle cure palliative;
- promozione della conciliazione vita-lavoro per il personale sanitario;
- attivazione di programmi di deblistering (sconfezionare i medicinali dal loro blister originale e riorganizzarli in dosi personalizzate), con un occhio particolare ai farmaci di nuova generazione.
Szumski: i direttori generali non sono sindaci, non facciamo confusione
Duro il commento del capogruppo di "Resistere Veneto" Riccardo Szumski: "So cosa significa fare l'amministratore pubblico; sono stato eletto quattro volte sindaco e per due mandati ho fatto il vice-sindaco. Scrivo con la "S" maiuscola perché, se nel frattempo non sono cambiate le regole a palazzo Balbi, i sindaci sono eletti direttamente dai cittadini che vanno alle urne scegliendo con voto segreto. Non so da chi sia stato consigliato il presidente Stefani, ma definire i direttori generali delle aziende e unità sanitarie veneti dei "sindaci" suona anche un po' offensivo. I "veri" sindaci hanno molte e tante più gravi responsabilità, uno stipendio di moltissimo inferiore ai direttori sanitari e una rappresentanza infinitamente più grande. I direttori sanitari sono certamente persone autorevoli nelle loro carriere professionali, che hanno superato una selezione e che, mi auguro, siano all'altezza del compito che viene loro affidato da rappresentati politico-amministrativi della Regione del Veneto. Mi auguro che non si montino la testa dopo questa mattina un po' troppo "comunicativa". Ancora più bizzarra trovo l'idea di un "Patto con i sindaci della sanità" - tipo cose che si vedevano in certi vecchi programmi televisivi - con la firma sotto dieci punti riguardo la futura gestione. Mi informerò meglio, ma credo che sia pura e semplice carta straccia. Ci sono leggi precise sulle attività dei direttori generali della sanità. Che poi questi al posto di risolvere i problemi debbano anche "essere sempre in mezzo alla gente" mi preoccupa non poco: significherebbe che non stanno lavorando alla riduzione delle liste d'attesa o alle soluzioni per migliorare in quantità e qualità il personale, ma a cercare consenso. Non è il loro mestiere".








