ECONOMIA: "Questa Naspi è da rivedere"
Le proposte di Confartigianato Marca Trevigiana
Redazione Online
29/08/2025

«La Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego - Naspi, in vigore dal 2015, sta diventando come il reddito di cittadinanza, solo che a pagare sono solo le imprese. Un conto da 16 milioni di euro l’anno e proprio nel momento in cui servono nuove risorse umane da occupare». L’allarme è lanciato dal presidente Armando Sartori, a seguito di un’analisi condotta da Confartigianato Imprese Marca Trevigiana. «I dipendenti in forza nel mondo artigiano in provincia di Treviso», spiega Sartori, «sono circa 35mila e per ciascuno di loro i datori di lavoro versano in media 370 euro all’anno (1,61% sulla RAL annua in uso).»

A questo costo “fisso” si deve aggiungere il cosiddetto “Ticket Naspi” ossia la contribuzione specifica aggiuntiva che si versa ogni volta che si licenzia un dipendente, che può arrivare fino a 2.000 euro per ogni tipo di risoluzione, anche per motivi disciplinari. Le imprese che invece assumono con contratti a termine o con la somministrazione versano all’INPS, oltre ai 370 euro medi annui, anche una contribuzione aggiuntiva, una sorta di penale per la flessibilità di tali contratti, pari a +1,40% ossia altri 330 euro, per complessivi 700 euro, sempre per finanziare la Naspi.

«I 16 milioni di euro annui – continua il presidente Sartori - equivalgono a un gettito pari all’addizionale regionale versata ricavata dalla medesima platea di lavoratori. Vorremmo che quei soldi fossero davvero utili a motivare i disoccupati a rientrare al lavoro in tempi molto stretti, venissero loro riconosciute delle premialità in base alla celerità con la quale trovano un nuovo impiego».

Nella Marca i percettori di Naspi sono circa 23.500 (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di questi 2.350, il 10%, riguardano i licenziati o i dipendenti a cui è scaduto un contratto a termine nel comparto artigiano.  La stessa percentuale si registra a livello veneto, dove gli assegni Naspi interessano oltre 163.000 disoccupati (fonte INPS Rendiconto sociale provinciale 2023), di cui circa 16.000 quelli fuoriusciti dal mercato del lavoro dell’artigianato.  Il tempo che intercorre tra la percezione della Naspi e il ricollocamento effettivo viene stimato in circa 12 mesi nell’arco massimo di 24 previsti dalla norma.

«Un vero paradosso», rimarca Armando Sartori, «visto che nell’artigianato trevigiano sono difficili da reperire oltre 10mila posizioni. Il 61,2% di queste riguarda operai specializzati e conduttori di impianti e macchine, a distanza seguono gli impiegati e le professioni specialistiche e i tecnici (22,9%), mentre ai due estremi ci sono le professioni non qualificate 10,9% e le professioni specialistiche (5,1%). La Naspi non è nata per essere un comodo parcheggio tra un rapporto di lavoro e il successivo che spegne la voglia di rimettersi in gioco con celerità».

Un altro aspetto problematico, analizzato da Confartigianato riguarda i disoccupati in Naspi che chiedono di aprire un'attività d'impresa (Naspi “anticipata”), ricevendo in “dote” da subito tutti i contributi di disoccupazione che possono superare anche i 16 mila euro. In provincia si stima che 8 percettori su 100 ne facciano richiesta.

«All’apparenza sembra un fatto positivo, se non nascondesse delle insidie», mette in guardia il presidente Armando Sartori. «Ci sono partite Iva che aprono dopo aver incassato il contributo e fingono di rimanere attive per almeno due anni come prevede la norma, per non dover restituire quanto incassato. Ci sono anche casi oltremodo patologici di soggetti percettori Naspi o che la riscattano fingendo di essere nuove partite IVA che abusano, lavorando in nero o in appalti di mera manodopera ovviamente vietati per legge, alimentando il precariato e la concorrenza sleale a discapito di datori di lavoro corretti che assumono i dipendenti o che stipulano genuini contratti di appalto d’opera. Dove si lavora fuori regola è evidente che si trascurano sicurezza e salute. Gli uffici del sistema Confartigianato Imprese Marca Trevigiana si rifiutano di avviare pratiche per l’apertura di partite IVA in riscatto Naspi quando rilevano situazioni non trasparenti».

Secondo l’Associazione, dopo dieci anni di Naspi serve un ripensamento. I percettori non sono sufficientemente spronati a rientrare al lavoro. Non sono divulgati dati e studi su quante siano le cosiddette “condizionalità” attivate dai Centri per l’Impiego, sulle offerte di congrui corsi e/o posti di lavori offerti e rifiutati, sulle conseguenti decurtazioni prima e sospensioni poi dei bonifici mensili da parte dell’INPS.

«È più conveniente mantenere il bonifico e lavorare in nero», fa notare il presidente Armando Sartori, «registrando rifiuti a periodi di prova regolari per non vedersi sospesa la Naspi. In un momento storico dove sono i candidati ai posti di lavoro a dettare l’agenda dei colloqui alle imprese uno strumento così sbilanciato per durata, intensità della cifra mensile erogata, apparente mancanza di controlli sulle condizionalità legate al dover partecipare ad azioni di politica attiva non si può più sostenere se si vuole che il nostro territorio resti ricco e competitivo. Il Governo nella legge di bilancio per il 2025 per mettere un freno “ai furbetti della Naspi” ha previsto l’obbligo di iscrizione al Sistema Informativo per l'Inclusione Sociale e Lavorativa - SIISL per tutti i beneficiari e l'introduzione del requisito minimo di 13 settimane di contributi per chi si rioccupa dopo essersi dimesso volontariamente. Ma non basta ancora.»

Da qui una serie di proposte di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana

·         percorsi di riqualificazione professionali dei disoccupati, centrati sui bisogni effettivi delle imprese, in collaborazione con gli istituti scolastici professionali, gli unici dotati di laboratori professionalizzanti;

·         valorizzazione in chiave occupazionale degli iscritti disoccupati ai Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti CPIA;

·         collaborazione con Veneto Lavoro per una maggiore condivisione delle offerte occupazionali esistenti a favore della microimpresa e pianificazione condivisa della formazione riprofessionalizzante, concordata con le aziende, in base agli effettivi bisogni dei settori produttivi;

·         dimezzamento della durata della Naspi (da 24 a 12 mesi) e riconoscimento di premialità per il ricollocamento veloce (entro tre mesi)