
È stata inaugurata oggi all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, nella sede di via Scarpa, la “Stanza di Simo”, uno spazio intimo e riservato pensato per accogliere chi vive una condizione di inadeguatezza o di disagio psicologico, personalmente o accanto a un proprio familiare. Alla cerimonia di inaugurazione hanno partecipato il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi, la direttrice del Dipartimento di Salute Mentale, Carola Tozzini, e i rappresentanti dell’Associazione Il Filo di Simo, promotrice dell’iniziativa.
La “Stanza di Simo” nasce dal dolore e dalla scelta coraggiosa di due genitori che, dopo la perdita del figlio, hanno voluto trasformare una tragedia personale in un’opportunità di salvezza per altri. È un luogo di ascolto, condivisione e speranza, dove è possibile raccontarsi, dare voce alle proprie emozioni, ai dubbi e alle fragilità, trovando accoglienza e rispetto. Ogni storia condivisa diventa parte di un cammino comune, contribuendo a delineare la possibilità di una vita nuova.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell’Associazione Il Filo di Simo, attiva dal 2021 nel sostegno psicologico gratuito a persone che vivono situazioni di disagio emotivo, con particolare attenzione ai giovani e alle loro famiglie. «Questa stanza rappresenta un luogo dove nessuno deve sentirsi solo – sottolinea Ivan Scremin, presidente dell’Associazione –. Vogliamo che chi soffre sappia che esiste sempre una possibilità, che ci sono persone pronte ad ascoltare senza giudicare e a tendere una mano nei momenti più bui».
Anche il direttore generale Francesco Benazzi ha evidenziato il valore dell’iniziativa: «L’inaugurazione della “Stanza di Simo” è un passo importante verso la costruzione di una rete di supporto sempre più capillare e accessibile. È un esempio concreto di come le istituzioni sanitarie possano collaborare con il territorio e con il mondo associativo per rispondere in modo efficace ai bisogni della comunità».
L’Associazione Il Filo di Simo
L’Associazione Il Filo di Simo nasce il 5 maggio 2021, dopo la tragica scomparsa di Simone, venuto a mancare il 18 febbraio 2021 a soli 27 anni, sopraffatto dalla fatica di vivere. Il padre Ivan Scremin, insieme alla madre e agli amici di Simone, ha scelto di dare vita a questa realtà con l’obiettivo di offrire presenza, ascolto e aiuto a chi attraversa momenti di sofferenza.
L’Associazione garantisce un supporto strutturato: una segreteria accoglie le richieste di aiuto e le inoltra alla coordinatrice del gruppo di psicologi e psicoterapeuti, che contattano la persona nel più breve tempo possibile per fissare un primo incontro. Nei casi di fragilità economica, l’Associazione si fa carico dei costi delle terapie.
Accanto all’attività clinica, vengono organizzati laboratori per le famiglie e incontri divulgativi su depressione e disagio giovanile, con una forte attenzione alla prevenzione e alla sensibilizzazione.
I numeri dell’impegno
Dal settembre 2021 a oggi:
- 315 persone hanno chiesto aiuto
- Circa 140 utenti sono attualmente seguiti, di cui 50 interamente sostenuti dall’Associazione
- Il 70% degli utenti è composto da ragazzi tra i 12 e i 27 anni
- 40 persone hanno già ritrovato la loro “seconda opportunità”.







