
Nei cantieri veneti la sicurezza cambia lingua e approccio. Con oltre la metà della manodopera straniera nelle imprese edili artigiane (il 55% degli occupati, con punte ancora più alte in alcuni territori), debutta una nuova figura professionale: il mediatore culturale per la sicurezza. A introdurla è Formedil Veneto, che ha avviato i primi corsi per facilitatori linguistici chiamati ad affiancare i docenti e rendere davvero comprensibili norme e rischi a lavoratori provenienti da tutto il mondo. Una svolta operativa – prevista dal nuovo contratto regionale dell’edilizia artigiana e PMI, recentemente sottoscritto dalle parti – che punta a ridurre gli infortuni e a colmare un gap formativo sempre più evidente nei cantieri.
La scelta risponde a un’esigenza concreta del mercato del lavoro: in Veneto, infatti, il settore dell'edilizia vede una forte e crescente presenza di lavoratori stranieri, che costituiscono oltre il 12% degli occupati regionali, con punte che indicano una maggioranza di manodopera non italiana in alcune aree e oltre il 31% delle imprese edili guidate da imprenditori stranieri. Secondo i dati Unioncamere nell’ultimo anno le assunzioni previste di immigrati a livello nazionale hanno sfiorato quota 1 milione e 360mila, pari al 23 per cento del totale: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano.
Un cambiamento strutturale che impone un salto di qualità anche nella formazione.
“Le parti sociali hanno dimostrato grande lungimiranza – sottolinea il presidente di Formedil Veneto, il vittoriese Enrico Maset – introducendo una figura capace di rendere davvero efficace la formazione sulla sicurezza. Non basta tradurre: serve trasferire consapevolezza del rischio, adattando linguaggio, esempi e approccio culturale”.
Il corso sperimentale, promosso in collaborazione con Confartigianato Marca Trevigiana, ha coinvolto nove mediatori (8 donne e un uomo) provenienti da Ucraina, Marocco, Bangladesh, Romania, Nigeria, India e Togo, già attivi come interpreti per Prefetture, enti di formazione e cooperative sociali.
Un primo nucleo di professionalità che si inserisce in un contesto critico: i lavoratori stranieri risultano infatti più esposti al rischio di infortuni, spesso a causa di barriere linguistiche e difficoltà nella comprensione delle norme di sicurezza. I dati Inail sugli infortuni hanno certificato per il 2025 un aumento di 1.681 infortuni sul lavoro rispetto all’anno precedente (+ 2,4%) e di 2.935 rispetto al 2020 (+ 4,25%), si tratta del dato più elevato nel quinquennio, il settore delle costruzioni insieme a quello agricolo sono tra quelli con il maggior numero di infortuni registrati.
“Vogliamo alzare l’asticella della qualità della formazione e distinguerci nettamente da logiche puramente formali – aggiunge il vicepresidente di Formedil Veneto Pietro De Angelis – con mediatori formati, la sicurezza diventa realmente accessibile e comprensibile per tutti”.
Il ruolo del mediatore culturale in edilizia richiede competenze avanzate: non solo linguistiche, ma anche tecniche e relazionali. Dalla conoscenza delle normative sulla sicurezza alla capacità di tradurre concetti complessi in esempi concreti, fino all’empatia necessaria per costruire fiducia nei lavoratori.
Un investimento che guarda lontano: in una regione dove il fabbisogno di manodopera resta elevato e il contributo dei lavoratori stranieri è sempre più decisivo, rendere la formazione inclusiva ed efficace significa ridurre gli infortuni, migliorare la qualità del lavoro e sostenere la competitività del settore.








