
Le cifre fornite dal Governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico all'Università di Messina lo scorso 15 gennaio, disegnano un quadro che interroga profondamente il sistema-Paese e, di riflesso, le nostre comunità locali. Il tema è la "fuga dei cervelli", o meglio, l'esodo forzato di una generazione che l'Italia forma con eccellenza, ma che non riesce a trattenere.
Il divario salariale: i numeri della crisi
Secondo l'analisi di Panetta, il divario economico tra i giovani professionisti europei è diventato un abisso. Un giovane laureato in Germania guadagna in media l'80% in più rispetto a un coetaneo italiano. In Francia, il differenziale è del 30%. Questa disparità non è solo una questione di "portafoglio", ma di dignità e riconoscimento del merito. Nel 2024 si è toccato il record drammatico di 155 mila laureati che hanno lasciato l'Italia, con una concentrazione preoccupante tra ingegneri e informatici — proprio quelle figure che le nostre imprese cercano affannosamente ma non riescono a contrattualizzare. "I giovani cercano ambienti di lavoro dove il merito sia riconosciuto attraverso contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera dinamici." (Fabio Panetta)
Tecnologia e istruzione: il rischio dell'esclusione
Il Governatore ha sottolineato come la formazione sia un investimento ad alto rendimento per la società. Tuttavia, se l'economia non offre sbocchi adeguati, il progresso tecnologico rischia di diventare un boomerang, ampliando le disuguaglianze anziché ridurle. La tecnologia diventa fattore di inclusione solo se incontra una forza lavoro preparata; senza di essa, chi ha meno istruzione rischia di rimanere irrimediabilmente indietro.
Il paradosso italiano: formiamo talenti per gli altri
Resta un'amara riflessione di fondo: le nostre Università, pur tra mille difficoltà, restano prestigiose e scalano i ranking internazionali. L’Italia, insomma, fa bene la sua parte nel formare e istruire, ma fallisce nel momento della semina sul campo. Siamo un Paese che "regala" i propri migliori talenti a economie più dinamiche, impoverendo il proprio capitale sociale e umano. Come sottolineato da Panetta, investire nella capacità dei giovani di scegliere e crescere è l'unica via per una società più giusta. Senza un cambio di rotta nelle politiche retributive e nella valorizzazione del merito, il rischio è quello di restare a guardare mentre il futuro si costruisce altrove.
Sergio Criveller
(Per altre informazioni, vai al blog www.sergiocriveller.it)








