MERCOSUR: l'accordo tra Unione europea e Paesi del Sud America
Avrà un impatto molto forte sulla nostra economia (e sulla nostra tavola)
Redazione Online
18/02/2026

L’accordo tra Unione europea e Mercosur – che riunisce Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia – continua a far discutere. E non poco. A sollevare le proteste sono soprattutto gli agricoltori di Paesi come Francia, Italia e Polonia, preoccupati per le ricadute che l’intesa potrebbe avere sul comparto primario europeo.

Per i sostenitori, invece, si tratta di un passaggio storico: la creazione di una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, con l’eliminazione di circa il 90% dei dazi tra i due blocchi. Un mercato integrato che coinvolgerebbe oltre 700 milioni di consumatori, aprendo nuove opportunità per l’industria europea, in particolare per l’automotive, la meccanica e l’accesso a materie prime strategiche.

Per i contrari, al contrario, l’accordo rischia di sconvolgere l’agricoltura comunitaria, mettendo in concorrenza i produttori europei con merci provenienti dal Sud America a costi molto più bassi e non sempre – sostengono – in linea con gli standard ambientali e sanitari dell’Unione. I benefici, secondo questa lettura, sarebbero concentrati in alcune filiere industriali, mentre gli effetti su crescita e occupazione risulterebbero modesti.

Dopo oltre 25 anni di negoziati, l’intesa è stata firmata il 17 gennaio 2026 ad Asunción, in Paraguay. Ma il percorso è tutt’altro che concluso. Il 21 gennaio il Parlamento europeo ha chiesto un parere legale alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiarire se l’accordo possa essere applicato in via provvisoria prima della ratifica definitiva da parte di tutti i Parlamenti nazionali. In attesa di questo pronunciamento, l’intesa resta di fatto in un limbo giuridico.

Non solo. Il 10 febbraio lo stesso Parlamento europeo ha approvato misure di salvaguardia a tutela del settore agricolo europeo. Si tratta di strumenti che consentirebbero alla Commissione di intervenire rapidamente, ripristinando dazi o sospendendo le importazioni qualora un eccesso di prodotti sudamericani dovesse provocare gravi danni ai produttori locali. Un passaggio che, di per sé, testimonia quanto il dossier sia delicato.

L’accordo prevede anche la tutela delle indicazioni geografiche europee: circa 350 prodotti dell’Unione, di cui 58 italiani, dovrebbero essere riconosciuti e protetti. Dal Prosecco al Chianti, dall’Asiago al Parmigiano Reggiano, fino al pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino, il cosiddetto “Made in Europe” verrebbe formalmente salvaguardato nei mercati sudamericani.

Sul piano politico, l’Europa si presenta divisa. Germania e Spagna si sono espresse con favore, mentre l’Italia ha manifestato apertura, pur con alcune riserve. Decisamente contrari, invece, Francia, Polonia e Austria, che temono una concorrenza ritenuta sleale e standard produttivi giudicati non equivalenti a quelli europei.

In parole semplici, l’accordo aprirebbe senza dazi il mercato europeo a prodotti provenienti dal Sud America, caratterizzati da costi di produzione sensibilmente più bassi. C’è anche chi sostiene che dietro l’operazione vi siano interessi di grandi gruppi multinazionali pronti a sfruttare la nuova cornice commerciale per rafforzare la propria presenza in Europa.

Resta una domanda di fondo: perché di questo accordo, che potrebbe incidere profondamente su agricoltura, industria e consumatori, si parla ancora così poco nel dibattito pubblico?

Sergio Criveller

(Per altre info: www.sergiocriveller.it)


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