
"Fare chiarezza prima di procedere". È questo l’obiettivo dell’interrogazione presentata dai consiglieri regionali Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto e Monica Sambo del Partito Democratico, all’assessore alla Sanità della Regione del Veneto, in merito all’introduzione della figura dell’assistente infermiere nelle strutture del Servizio Sanitario Regionale.
"L’atto - dichiarano i consiglieri -, prende le mosse dal DPCM del 28 febbraio 2025, che recepisce l’accordo Stato-Regioni sull’istituzione del nuovo profilo professionale, e dal Piano strategico approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 27 novembre 2025. Provvedimenti che - secondo i consiglieri firmatari - sollevano rilevanti criticità giuridiche, normative e organizzative. La definizione dell’assistente infermiere - spiegano Bigon, Luisetto e Sambo - presenta una commistione ambigua tra le attività proprie dell’operatore sociosanitario e quelle dell’infermiere, con confini di competenza e responsabilità tutt’altro che chiari. Questo espone il sistema sanitario e i professionisti a rischi significativi, anche sul piano civile e penale. In particolare, nell’interrogazione - spiegano i consiglieri - si evidenzia come le norme attribuiscano all’infermiere la responsabilità dell’assistenza generale, pur prevedendo l’esecuzione di attività sanitarie da parte dell’assistente infermiere in contesti definiti di "stabilità clinica", concetto che - sottolineano i consiglieri - appare vago e potenzialmente inadeguato, soprattutto in riferimento a pazienti anziani e pluripatologici. Ulteriore elemento di criticità riguarda l’inquadramento giuridico della nuova figura, che non rientra tra i professionisti sanitari disciplinati dalla legge Gelli-Bianco, sollevando interrogativi rilevanti in tema di responsabilità professionale e tutela degli operatori".






