
"L’approvazione della mozione presentata dalla collega Anna Maria Bigon è un passo importante, ma non basta: siamo di fronte a una crisi strutturale della sanità veneta". Lo afferma la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete), intervenendo sulla carenza di personale infermieristico.
I dati, sottolinea Cendron, sono allarmanti: tra il 2019 e il 2024 si registrano 4.967 dimissioni volontarie di infermieri, segnale di un sistema che fatica a trattenere i propri professionisti. A questo si aggiunge il progressivo pensionamento di una parte consistente del personale, con un vuoto che continua ad ampliarsi.
Per far fronte alla carenza, il Veneto sta aumentando il ricorso al reclutamento dall’estero, arrivando a essere la quarta regione italiana per attivazione di contratti a infermieri stranieri, con circa l’8% delle ricerche nazionali. Una soluzione definita "comprensibile nel breve periodo", ma non sufficiente nel lungo termine.
"Non possiamo limitarci a importare personale - osserva Cendron - senza chiederci perché chi si forma in Italia poi decide di lasciare la professione". Nei percorsi universitari, infatti, molti posti restano scoperti, segno di una crescente disaffezione dei giovani verso una professione percepita come sempre meno sostenibile, tra bassi salari, carichi elevati e difficoltà di conciliazione vita-lavoro.
Preoccupante anche il dato sul reclutamento internazionale: infermieri prevalentemente giovani, con esperienza media di cinque anni, in gran parte donne e con figli, provenienti soprattutto da Tunisia, India e Sud America.
La criticità riguarda anche le RSA, dove mancano circa 3.000 operatori sociosanitari, spesso anch’essi reperiti tramite reclutamento estero.
"La mozione impegna la giunta su più fronti - ricorda Cendron -: aumenti salariali, incentivi regionali e piani straordinari di assunzione. Ma serve un cambio di passo deciso".







