
Dal 1° marzo la provincia di Treviso entrerà nella sperimentazione nazionale della riforma della disabilità, prevista dal decreto legislativo 62/2024. Ci sarà una nuova procedura per la presentazione delle domande di invalidità civile e il cambiamento riguarderà anche le richieste di indennità di accompagnamento e i procedimenti connessi al riconoscimento dei benefici previsti dalla legge 104. Il nuovo certificato medico non si limiterà più alla sola analisi della patologia, ma porrà al centro la valutazione della capacità della persona di partecipare pienamente alla vita sociale e lavorativa, adottando criteri ispirati ai modelli internazionali Icf (Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute).
Perplesso sulla riforma il consigliere regionale Riccardo Szumski del gruppo "Resistere Veneto" che afferma: "La riforma della disabilità, che sarà operativa per tutti dal primo gennaio 2027, è in corso di sperimentazione nella provincia di Vicenza dallo scorso ottobre e lo sarà nella provincia di Treviso dal primo marzo prossimo. Da quanto ne sappiamo i medici diventeranno dei Caf che dovranno affrontare ancora più burocrazia di quanta sono costretti a praticarne. Chiedo alla giunta regionale di mettere a disposizioni i risultati della cosiddetta sperimentazione già avviata nel vicentino dove le persone seguite dovrebbero essere oltre 6.600. I medici che si sono rivolti a me sono molto preoccupati per queste nuove incombenze che, tra l'altro, vanno nella direzione opposta di un alleggerimento dell'attività di curare i pazienti. I nostri ambulatori sono già oberati di scartoffie. Chiedo di essere messo a conoscenza anche dei risultati del "Gruppo di monitoraggio" regionale e come è stato sviluppato il piano "formativo capillare" di cui parlava l'allora assessore alla sanità, Manuela Lanzarin. Nella provincia di Treviso la nuova modalità del procedimento di disabilità è prevista per il primo marzo prossimo e gradirei conoscere quale formazione è stata avviata e quali sono i dati disponibili a livello provinciale. Credo sia scorretto illudere le persone e le famiglie che si tratti di una semplificazione burocratica perché il certificato medico introduttivo avvia l’iter sanitario ma non è, comunque, da solo sufficiente per avere accesso agli eventuali benefici economici correlati al giudizio che verrà emesso dalla Commissione. Tra l'altro, in questo modo, diventa paradossalmente più lungo e, probabilmente, costerà anche di più".






