
Si è chiusa venerdì 27 marzo la seconda edizione di "Oltre - Incontri sulla via della croce", la rassegna culturale promossa dall'Unità Pastorale di Gaiarine, in collaborazione con l’associazione La Corrente e l'amministrazione Comunale. Settimane di incontri, testimonianze, musica e riflessione che hanno attraversato il territorio con un filo conduttore preciso: il coraggio delle scelte, ispirato alla seconda stazione della Via Crucis, "Gesù è caricato della croce".
Il ciclo si è aperto con la riflessione biblica del teologo don Maurizio Girolami, preside della Facoltà Teologica del Triveneto, sul significato evangelico del "prendere la propria croce": non una condanna passiva, ha spiegato, ma una scelta consapevole di libertà e responsabilità. A seguire, padre Mario Favretto, rettore della Basilica di Motta di Livenza, ha proposto una meditazione sul Crocifisso di San Damiano, ripercorrendo la conversione di san Francesco tra l'incontro con il lebbroso e l'ascolto della voce del Crocifisso, come sorgente di cambiamento e libertà interiore.
I giovani sono stati protagonisti con il laboratorio "Da che parte stai?", organizzato con il Movimento Studenti di Azione Cattolica, dedicato ai temi della legalità e dell'antimafia attraverso attività partecipate e momenti di confronto diretto. Tra gli appuntamenti più toccanti, la presentazione del libro "Ero l'uomo della guerra" con il giornalista Antonio Sanfrancesco: la storia di Vito Alfieri Fontana, ex produttore di mine antiuomo che ha radicalmente cambiato vita diventando sminatore nei territori di conflitto. Una vicenda che parla del peso della coscienza e della possibilità concreta di assumersi la responsabilità del male compiuto.
Molto partecipata anche la catechesi del cardinale Angelo Bagnasco, inserita all’interno della visita di domenica 15 marzo, che ha invitato a non cedere allo scoraggiamento: in un tempo segnato da distrazione e relativismo, ha ricordato come la fede cristiana non sia un'idea astratta, ma un incontro personale con Cristo capace di far rifiorire anche i "deserti" spirituali delle comunità.
La rassegna ha saputo parlare anche attraverso le espressioni artistiche. Il concerto "Voci di coraggio", dedicato alle figure femminili della Bibbia, e il Concerto per la Pac hanno intrecciato musica e riflessione sul valore della convivenza tra i popoli. A Villa Altan è stata allestita la mostra "Mai avere paura di avere coraggio", dedicata a don Giuseppe Faè, sacerdote originario di Campomolino, con la sorella Giovanna: una figura del territorio capace di vivere il vangelo con scelte spesso controcorrente, riscoperta grazie a questa iniziativa, molto apprezzata dalla comunità locale e da quella di Montaner.
Spazio anche alla dimensione sociale con la tavola rotonda "Portare il peso insieme. Welfare, lavoro e responsabilità", che con la moderazione di Alberto Gava (UCID) ha visto intervenire Giuseppe Milan, presidente della Fondazione Capitale & Lavoro, Francesco Giacomin, ex presidente regionale e nazionale di Confartigianato, e don Andrea Forest per la Pastorale Sociale della diocesi, con il contributo in collegamento dell'ex ministro Maurizio Sacconi. Il confronto ha ribadito che il lavoro non può ridursi a pura funzione economica, ma resta uno spazio decisivo per la dignità della persona e per la costruzione del bene comune.
A chiudere la rassegna, venerdì 27 marzo, la Stazione quaresimale presieduta dal vescovo Riccardo Battocchio: un antico rito della Chiesa in preparazione alla Settimana Santa, partito dalla chiesetta di San Giovanni di Livenza per concludersi nella chiesa parrocchiale di Francenigo. Durante la processione, meditazioni sui momenti decisivi della Passione, dal tradimento di Giuda alla condanna di Pilato, hanno accompagnato i partecipanti nel cammino. I Giovani dell'Amore Misericordioso hanno portato in processione la croce che riproduce il Crocifisso di San Damiano, custodita nel Seminario diocesano, nel ricordo degli 800 anni dalla morte di san Francesco. Nelle parole conclusive del Vescovo, il senso di tutta la rassegna: la croce non è un segno da esibire, ma richiama ogni cristiano all'appartenenza a Cristo, morto e risorto per l'umanità.
"Oltre" si conferma così un appuntamento capace di offrire al territorio spazi autentici di dialogo e approfondimento, nella convinzione che fede e cultura possano ancora interrogare la vita quotidiana.


















